L’artrosi d’anca o coxofemorale è una patologia degenerativa che porta al consumo della cartilagine ed alla perdita della sua funzionalità provocando dolore, zoppia e limitazione della mobilità. Un esperto della cura di questa malattia è il dr. Pierantonio Gardelin specializzato nella cura delle articolazioni dell’anca e del ginocchio. Membro fondatore del centro nazionale per la cura dell’artrosi C.N.A. per l’articolazione dell’anca è stato scelto come opinion leader della Zimmer Biomet e dalla Smith e Nephew, due grosse multinazionali produttrici delle più moderne protesi. Il dr Gardelin è referente ortopedico di varie società sportive e direttore del Washington medical center di Milano. “ Essendomi specializzato nel trattamento dell’artrosi” spiega il dr. Gardelin “il mio principale obiettivo è la conservazione del patrimonio cartilagineo articolare.

Per questo collaboro con una equipe di esperti e mi avvalgo delle più moderne tecniche di riparazione e rigenerazione della cartilagine. Quando questo non è più possibile attuo soluzioni protesiche innovative. Essendo sempre maggiori la percentuale di persone giovani affette da gonartrosi e coxartrosi è di primaria importanza la conservazione dei tessuti, per questo utilizzo impianti che mi consentono di conservare i legamenti nelle protesi di ginocchio e la testa del femore nel rivestimento dell’anca”. La maggior parte dei pazienti a cui viene diagnosticato un conflitto femoro acetabolare FAI è giovane e sportivo. “ le cause principali di coxartrosi che insorgono nei soggetti giovani- sottolinea il dr Gardelin- sono le forti sollecitazioni e le alte richieste funzionali a cui è sottoposta questa articolazione per tanti anni durante l’attività sportiva in presenza di anomalie anatomiche. E’ quindi importante fare diagnosi precoci in modo da prevenire un rapido consumo cartilagineo. Fondamentale il ruolo della fisioterapia intesa come riequilibrio posturale e ricerca della corretta funzionalità dell’articolazione dell’anca attraverso una migliore attività muscolare. La novità assoluta in termine di prevenzione sono le infiltrazioni con cellule prelevate dal tessuto adiposo che vanno a stimolare la rigenerazione cartilaginea. Sappiamo infatti che nella architettura vascolo-stromale della cellula adiposa son presenti un gran numero di cellule mesenchimali che hanno notevoli capacità biologiche. Si tratta di una pratica ambulatoriale in anestesia locale. Quando invece il paziente è vittima di una grave forma di coxartrosi l’unica terapia che può ridare una vita senza dolore è l’intervento di protesi d’anca. Essendo pazienti giovani l’unica priorità è quella di conservare il nostro patrimonio osseo. In termini di mini invasività quindi l’intervento più indicato, soprattutto nei pazienti sportivi, è quello del rivestimento della testa femorale che infatti non viene tagliata bensì”ricoperta” da una coppa di metallo. In questo modo si ha la sicurezza di non cambiare la geometria dell’articolazione dando al paziente la sensazione di avere la propria anca così da permettergli di avere una vita attiva e sportiva. Inoltre permette un ampio range di movimento senza rischio di lussazioni. E’ quindi un impianto più longevo di quello tradizionale in quanto, non essendoci una componente protesica dentro al femore, si evitano le grosse sollecitazioni su quest’ultimo che possono portare al fallimento precoce.

Per coloro per cui non è indicato il rivestimento utilizzo degli steli corti di ultima generazione sempre con lo scopo di conservare il patrimonio osseo. Inoltre utilizzando vie di accesso mini invasive, che permettono di raggiungere l’articolazione senza dovere tagliare alcun muscolo, si può eseguire l’impianto di protesi d’anca bilateralmente in un solo tempo, in pazienti affetti da grave artrosi ad entrambe le anche”.