Articolo pubblicato su Tabloid di Ortopedia

Un’errata interpretazione delle linee di radiolucenza osservabili nelle radiografie delle protesi monocompartimentali cementate può indurre il chirurgo a optare per un intervento di revisione in realtà non necessario. Un rischio ridotto dalle protesi non cementate
Maggiore difficoltà tecnica, minor longevità e aumento delle percentuali di revisione, sembrano essere i “lati oscuri” della protesi monocompartimentale. L’esperienza del chirurgo però sembra essere un fattore importante per ottenere il massimo dalla protesi monocompartimentali di ginocchio non cementate, che hanno il vantaggio di ridurre sensibilmente il rischio di radiolucenza tipico delle cementate.
Ne abbiamo parlato con Pierantonio Gardelin, ortopedico dell’Istituto Clinico San Siro e direttore sanitario di Washington Medical Clinic a Milano, che ha iniziato da tempo a utilizzare una protesi monocompartimentale di ginocchio non cementata Oxford. «Come rilevano i registri di Nuova Zelanda e UK NJR, la Oxford non cementata dimezza il tasso di revisione rispetto alla Oxford cementata e riduce di un terzo il ricorso alla revisione rispetto a protesi simili diverse da Oxford» riporta il chirurgo.

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SCARICA IL PDF>>Tabloid Ortopedia – Le linee di radiolucenza che inducono alla revisione